Ago 25 2010

Getta il gatto nel cassonetto ma la telecamera la riprende Video

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donna-gatto

Cosa sia passato nella testa di questa donna nessuno lo sa ancora.

Di certo le immagini tratte dal video in cui si vede nella città di Stoke una signora prendere un gatto e sistemarlo in un cassonetto dei rifiuti ha gettato nello sconforto gli abitanti. Un gesto crudele e gratuito ripreso da una telecamera di sorveglianza.

E’ inziata quindi una caccia alla responsabile dell’efferato gesto anche su facebook, tanto che alla fine la signora ha scelto di rivolgersi alla polizia per chiedere protezione. Gli abitanti di Coventry infatti sono infuriati con lei e su internet sono apparse minacce di morte contro la ‘nemica dei gatti’.

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Lug 09 2010

Padova. Cane di un’anziana gettato dal

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Lo striscione esposto dagli animalisti fuori dal condominio

Lo striscione esposto dagli animalisti fuori dal condominio

PADOVA (8 luglio) – Hanno voluto vendicare il cane di un’anziana di Padova che sarebbe stato ucciso dai vicini di casa con un colpo al naso e poi gettato dal balcone. Così nella notte fra mercoledì e oggi alcuni attivisti di 100% Animalisti hanno appeso uno striscione sul cancello del condominio nel quale abitano coloro che sono ritenuti i responsabili della morte di “Pepe”, lo yorkshire della signora Gisella, in via Galliano a Padova, nella zona di via Anelli.

Era stata proprio la signora Gisella, vedova e con l’unica figlia morta prematuramente, a rivolgersi al gruppo animalista per raccontare la disavventura e la morte del suo cane “Pepe”, che sarebbe stato gettato dal quinto piano. I presunti “assassini” abitano non lontano dalla donna, nella stessa strada e la vittima di recente ha denunciato di aver ricevuto telefonate di offese e minacce da parte delle famiglie che, secondo lei e 100% Animalisti, hanno provocato la morte dello yorkshire.

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Lug 01 2010

TORTURA E UCCIDE GATTO:

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articolo gatto

Pura violenza gratuita. Questo video, caricato su Facebook lo scorso 25 giugno, vede una ragazza che con i suoi tacchi a spillo, tortura un povero gatto. All’inizio la ragazza, con chiari lineamenti orientali, tiene il gatto tra le braccia, addirittura lo accarezza. Dopo inizia il peggio, la ragazza si accanisce sull’animale, inerme e sofferente, fino ad ucciderlo in maniera brutale e sanguinosa. Il video è a tratti molto forte e potrebbe turbare la sensibilità altrui, quindi è sconsigliata la visione ai minori e agli “stomaci deboli” Gli utenti di Facebook lo stanno segnalando e diffondendo per denunciare le atrocità compiute dalla ragazza del video e perchè questo venga rimosso dal sito. Inoltre c’è il nome di chi ha postato il video sul social network, oltre ad esserci “taggate”  47 persone.

VIDEO RIMOSSO Gli amministratori hanno rimosso il video da Facebook in seguito alle lamentele e segnalazioni degli utenti. Adesso si spera che le autorità facciano luce sui fautori di questo orrendo video,
in modo che possano pagare per le atrocità riprese nel filmato pubblicato su Facebook.

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Giu 25 2010

RANDAGISMO

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cani randagi

Nel 1991 è entrata in vigore la  legge quadro per la prevenzione del randagismo che riconosceva finalmente il diritto alla vita per i cani e i gatti accalappiati che fino al quel momento venivano uccisi dopo soli tre giorni di dtenzione.

La 281\91 continene importanti elementi innovativi perchè:

      – abolisce la pena di morte per gli animali d’affezione.

     – riconosce ai gatti lo status di animali liberi rendendo le colonie feline oggetto di tutela.

      – impedisce la cessione di cani e gatti ai laboratori di vivisezione.

      – impne alle amministrazioni communali la di canili sanitari e rifugi.

      – introduce programmi di prevenzione delle nascite.

      – incentiva le campagne di adozione dei randagi e le inziative volte alla promozione del corretto rapporto auomo animale previsto dall’articolo 1.

Purtroppo questa legge si è rivelata valida nei principi ma insufficiente nell’attuazione pratica, a causa anche del recepimento di Leggi regionali troppo generiche o inapplicate, di Comuni impreparati e inadempienti e di Asl veterinarie troppo spesso carenti.

Nonostante il crescente interesse verso gli animali domestici, gli slogan e le campagne contro l’abbandono, ogni anno circa 135 mila animali vengono abbandonati sulle strade, in centri abitati, in boschi e campagne, andando ad incrementare la già troppo fitta schiera dei randagi.

La maggior parte dei randagi catturati è destinata a trascorrere il resto della vita in canile o gattile. Gli altri si avviano verso la morte per fame o sete, per incidente stradale o tramite avvelenamento.

Il randagismo è purtroppo diventato anche un business: in tutta Itali infatti sono sorte strutture private (rifugi) nelle quali:

      – i cani sono stipati in gabbie anguste, in manufatti edili incompleti o in recinti sovraffollati;

      – la mortalità è altissima e gli animali sono oggetto di maltrattamento.

      – il volontariato è spesso trascurato.

      – la prevenzione delle nascite sterilizzazione non viene praticata.

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Giu 25 2010

ABBANDONO DI ANIMALI

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cani-abbandonati

Quasi una famiglia italiana su due vive con un animale domestico: secondo la Doxa infatti sono 6.800.000 i cani e 8.500.000 i gatti presenti nelle case degli italiani.

Limportanza dei pet nell’ambito della famiglia aumenta sempre, così come aumenta, purtroppo, l’abbandono di animali.

Censeguenze: i numeri

Più dell’80% degli animali abbandonati rischia di morire in incidenti, di stenti o a causa di maltrattamenti, mentre il 20% finisce in un rifugio per animali dove, specialmente se anziano o affetto da patologie importanti, concluderà la sua esistenza.

Si abbandonano gli animali tutto l’anno, ma le punte massime si registrano:

     – nel periodo estivo (25-30%)

      – subito dopo l’apertura della caccia (oltre il 30%)

Cani e gatti vengono lasciati in autostrada, davanti ai canili, nei centri cittadini o i prossimità dei luoghi di villeggiatura.

L’articolo 727 c.p., come innovato dalla legge 189\2004 punisce l’abbandono di animali con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda fino a 10.000 euro. Il fenomeno tuttavia resta grave sia per il numero di animali cionvolti e per l’elevata mortalità, sia perchè sul loro abbandono si è innestato un giro d’affari che nel 2006 ha sfiorato i 500 milioni di euro.

Alcune persone hanno costruito la loro fortuna grazie a convenzioni milionarie con amministrazioni locali compiacenti, spesso aggiudicate con gare d’appalto al ribasso d’asta, alle quali corrispondono strutture fatiscenti, veri e propri lager dove è impedito l’accesso a chiunque e da dove i cani non usciranno mai.

Abbandonare un animale non significa solo commettere un’azione eticamente inacettabile e un reato, significa anche mettere a repentaglio delle vite. Spesso gli animali disorientati e impauriti vagano in strada con un grave rischio per se stessi e per gli automobilisti.

Le conseguenze

Spesso, purtroppo, chi prende in casa un animale lo fa senza valutare l’impatto che la sua presenza produrrà nella vita di tutti i giorni, conseguenza inevitabile quando si accoglie in famiglia un altro essere senziente con le sue esigenze e le sue necessità.

E poi:

       – la leggerezza con la quale si acquista o si adotta un cane o un gatto per soddisfare un cappriccio del momento.

      – il regalare cuccioli per il compleanno o a natale, senza considerare che avranno necessità di cure e di attenzioni per tutta la loro vita.

      – le alterazioni della composizione familiare come le separazioni o nascita di un bimbo.

      – atteggiamenti irrazionali come il timore di contrarre malattie.

      - la mancata volontà o capacità di provvedere al mantenimento e alle cure veterinarie, soprattutto in caso di malattia dell’animale.

      – l’inadempienza all’obbligo di iscrizione all’anagrafe canina.

      – l’arrivo di cucciolate originariamente “programmate” e alle quali non si è in grado di trovare una collocazione.

      – il decesso del proprietario.

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Giu 25 2010

IL TRAFFICO DEI CUCCIOLI: COSA, COME, PERCHè

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Perchè?

Un cucciolo straniero “vale” fino a 20 volte meno del suo corrispettivo italiano.

Un esempio: un cane di razza – di origine ungherese – può essere venduto a 200 euro

Lo stesso cane – diventato “italiano” – verrà venduto per un prezzo tra i 500 e i 1500 euro.

Come?

I cuccioli nascono in allevamenti a conduzione familiare o in vere “fabbriche di cuccioli“. Si tratta di struttue che ospitano decine o centinaia di fattrici per la riproduzione, stabulate in box piccolissimi con cibo solo per sopravvivere.

Una volta raggiunti i 30-40 giorni di età, i piccoli sono ammassati su camion o furgoni e trasportati nel nostro paese. Viaggiano soprattutto di notte, spesso con passaporti falsi falsificati, rinchiusi in scatoloni o borse.

Quali conseguenze?

In questo squallido commercio di animali spesso manca il più banale controllo sanitario. L’assistenza veterinaria rappresenta infatti un costo in più. E si va al risparmio….

Il precoce distacco dalla madre causa ai cuccioli traumi affettivi e problemi di salute. Alcuni non superano lo sforzo del viaggio. Altri muoiono pochi giorni dopo essere stati venduti inItalia.

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Giu 24 2010

CIRCHI: terrore e fame

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Obbediena a tutti i costi

Per indurre un animale a rispondere prontamente agli ordini è necessario sottoporlo ad addestramenti e allenamenti estenuantie a ripetizioni infinite. A seconda della fisiologia della specie, i metodi di preparazione si basano in genere:

     – sulla paura del dolore fisico;

     – sulla privazione del cibo;

Gli addetti ai lavori assicurano il ricorso a sistemi di addestramento “in dolcezza“, ma molte testimonianze dimostrano che le tecniche utilizzate sono ancora prevalentemente “in ferocia“, imperniate sulle minacce verbali e fisiche , sulle violenze e sulle privazioni.

Spesso l’animale viene percosso ancora prima di sapere che cosa deve imparare a fare, per creare a priori il timore dell’addestratore e renderlo così più docile disposto a fare qualsialsi cosa purchè i colpi finiscano. Diversi comportamenti acquisiti sono quasi impossibili da mettere in atto per alcune specie, che li assumeranno solo perchè spinte dal panico.

Botte e continue intimidazioni caratterizzano per esempio l’ammaestramento degli elefanti, indotti ad agire da pungoli elettrici e uncini.

I grandi felini vengono invece abituati a temere la frusta e i bastoni, il solo schiocco dello scudiscio o la vista del bastone bastano a ricordare loro cosa rischiano se non effettuano l’esercizio nei modi e nei tempi imposti.

Gli stati di paura di questi animali sono spesso riconoscibili: chiunque viva con un gatto riconosce lo strisciare quasi pancia a terra del leone al comando del domatore, da felino terrorizzato, con le orecchie appiattite.

Anche condizionarecon il cibo un animale per costringerlo a svolgere un’azione innaturale è un atto di grande violeza e di sopraffazione della sua dignità

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Giu 24 2010

LA CACCIA

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Ogni anno in Italia si massacrano per divertimento circa 100 milioni di animali. Responsabile di questa distruzione – a cui si accompagnano puntualmente decine di morti e feriti accidentalianche tra gli esseri umani – è una piccola minoranza composta da circa l’1% della popolazione, forte degli interessi economici ed elettorali che ruotano intorno a questa crudele pratica.

La caccia, oltre alla strage di animali provoca:

   – l’estinzione generale o locale di alcune specie e la rarefazione di altre;                     

   – l’alterazione  degli equilibri ecologici naturali;

   – la diffusione di malattie, come saturnismo (avvelenamento da piombo degli uccelli) e gravi sofferenze agli animali feriti;

   – incidenti con perdite anche di vite umane.

I cacciatori diffendono questo esercizio “sportivo” aggrappandosi a una superata immagine bucolica di veri amanti della natura. E continuano a sparare, non vedendo o non volendo vedere le conseguenze cruenti e distruttive del loro hobby.

La caccia  non è più un fenomeno di massa, ma costituisce ancora una causa, grave e consistente, di distruzione della natura edi massacro degli animali. Benchè il numero dei praticanti sia costantemente in diminuzione, il loro impatto è ancora altissimo. Nel corso degli ultimi 20 anni il numero di ca cciatori si è dimezzato. La Toscana conta il maggior numero di doppiette (112.571)e, in generale, è il centro-nord del paese ad ospitare circa il 70% dei cacciatori italiani.

In base alla legge n. 157 del 1992, nel nostro Paes:

     – è permessa la caccia a ben 49 specie fra uccelli e mammiferi;

     - la stagione venatoria dura 5 mesi, ma si può sparare per tutto l’anno col pretesto degli abbattimenti selettivi  (caccia di selezione)e del controllo (piani di controllo) della fauna “in sovrannumero”.

     – i cacciattori possono invadere i fondi privati contro la volontà del proprietario;

     – è autorizzata l’uccisione di animali – prima allevati e poi liberati con ripopolamenti – nelle Aziende faunistico-venatorie (versione moderna delle riserve di caccia)

     – il 70% del territorio di ogni regione è obbligatoriamente destinato alla caccia;

     – è consentita la strage di cuccioli o di femmine che covano;

     – non c’è alcun limite fisso agli animali che ogni anno possono essere uccisi.

Le sanzioni previste per le trasgressioni alla legge sono irrisorie e non contrastano in nessun modo il bracconaggio.

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Giu 24 2010

CACCIA IN SPAGNA, 50MILA LEVRIERI UCCISI OGNI ANNO!

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La Spagna si commuove davanti alla strage dei levrieri usati nella caccia alla lepre, 50.000 dei quali vengono uccisi ogni anno, spesso in modo barbaro, dopo la fine della stagione venatoria e dopo una vita fatta di maltrattamenti. E lancia un grido d’aiuto all’Italia.
La Federazione spagnola delle associazioni per la protezione degli animali ha denunciato davanti al governo il massacro dei levrieri chiedendo, con il sostegno di 50mila firme, di proibire l’uso dei cani da corsa nella caccia che coinvolge nel paese circa 500 mila animali.
Il ministero dell’ambiente, interrogato dall’Ansa, ha assicurato che il titolare del dicastero Cristina Narbona trasmettera’ la questione la prossima settima al Consiglio delle regioni e organizzera’ quanto prima una mostra fotografica con la documentazione presentata dalle associazioni per la difesa degli animali. Ma la Federazione dice che manca una ‘v’, ovvero la volonta’ di affrontare questo ”vergognoso olocausto dei cani”.
”E’ la prima volta che sentiamo di essere ascoltati ed e’ certamente un fatto positivo – commenta all’Ansa Cristina Moreno, portavoce della Federazione e direttrice di Levrieri Senza Frontiere – ma la verita’ e’ che i ministeri continuano lo scarica barile e le regioni sono troppo attaccate alle loro tradizioni. Se il governo fosse davvero interessato avrebbe gia’ avanzato una proposta di legge. Invece malgrado tutta la documentazione e le denunce presentate neppure un cacciatore e’ stato ancora arrestato per questa violenza estrema contro gli animali”.
Le foto diffuse dalla Federazione parlano chiaro: animali impiccati oppure uccisi a colpi di arma da taglio o da fuoco dopo che sono serviti per la caccia. ”I cani sono considerati un’arma, e quando non servono piu’ vengono buttati via e uccisi” dice Moreno.
”Del mezzo milione di levrieri registrati in Spagna, 50 mila vengono uccisi dai loro padroni dopo un’esistenza fatta di maltrattamenti di oggi genere” dice Moreno. ”In Spagna – spiega – la caccia e’ un’attivita’ molto potente come la corrida. Da tempo ci battiamo affinche’ il governo proibisca, come d’altronde e’ gia’ successo in tutti gli altri stati europei, l’uso del cane per uccidere la preda”.
Secondo la normativa europea, infatti, l’utilizzo del cane nelle battute di caccia si deve limitare alla ricerca della preda e al suo riporto una volta che questa sia stata abbattuta, con un’arma da fuoco, dal cacciatore.
”Invidiamo molto la situazione del resto d’Europa e soprattutto dell’Italia – dice Moreno – Il governo di Roma sembra interessarsi a fondo delle problematiche legate all’ambiente e agli animali; per questo chiediamo proprio all’Italia di aiutarci inviando una raccolta di firme tramite la rappresentanza diplomatica”.
L’uso del levriero nella caccia della lepre e’ molto antico, e non solo in Spagna. Il ‘galgo spagnolo’ sembra discendere da un’ipotetica fusione del ‘vertades romano’ con il ‘sloughi’ arabo,entrambi presumibilmente eredi del levriero faraonico.
La caccia alla lepre avviene con i cacciatori disposti a schiera e accompagnati dai cani, talora appoggiati da uomini a cavallo, in terreni aperti. Contro la preda vengono lanciati due o tre levrieri. E l’adagio dice ”alla lepre mandale dietro due galgos e se scappa, lasciala andare”. Un modo per sottolineare quante poche possibilita’ abbia davvero la selvaggina di sfuggire al cane, ma se ci riesce allora le venga concesso l’indulto. Un briciolo di generosita’ che in molti casi viene negato ai levrieri.

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Giu 24 2010

PELLICE DI CANE E DI GATTO

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Due milioni di gabbie

Un investigazione effettuata dall’associazione americana HSUS ha portato alla scoperta del peggiore segreto della pelliceria: l’uccisione di cani e gatti domestici per la produzione di pellicce.

Ogni anno due milioni di gatti e di cani detenuti in condizioni spaventose sono privati di ogni elementare diritto: alcuni di essi sono randagi, altri invece vengono appositamente allevati per rubare a loro il manto.

Le tecniche di uccisione sono violentissime: i cani – pastori tedeschi, chow-chow, ma anche semplici meticci – vengono sgozzati anche per strada, fatto morire per dissanguamento o colpiti a morte con dei randelli, mentre i gatti vengono spesso impiccati con cappi metalici.

Gli investigatori stimano che ogni anno siano uccisi più di due milioni tra cani e gatti.

L’inganno ai consumatori

L’impiego delle pelli di cani e gatti è un fenomeno sconosciuto. L’industria della pelliceria tenta di mantenerlo nascosto grazie ad un sistema di etichettatura dei capi fuorviante e per nulla attendibile. Tranne rarissime eccezioni, le pelli di cani e gatti vengono spesso etichettate per ciò che realmente sono.

I capi confezionati con la pelle di cane possono essere venduti come gae-wolf, sobaki, e asian jackal oltre a moltri altri.

Mentre le pellice di gatto, sotto altri pseudonomi, che comprendono: wildcat, goyangi e katzenfelle.

La conoscenza da parte dei consumatori della vera origine delle pelli, determinerebbe un crollo degli acquisti e un grosso danno d’immagine per il settore. Questi animali possono essere uccisi in un paese e le loro pelli essere trattate in un’altra nazione, ed il prodotto finito può essere venduto ovunque nel mondo. Le pelli di cane e gatto non sono tanto utilizzate per la realizzazione di pellice intere, bensì come inserti per guanti, colli, cappelli, giocattoli e tanti altri accessori.

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